Vorrei poter spiegare il potere del silenzio.

Vorrei poter spiegare il potere del silenzio. E’ il potere di qualcosa che è mancanza di parole, di suoni. Eppure c’è. A volte è troppo, altre volte ne servirebbe di più. Il silenzio è come un suono neutro. Riempie lo spazio e ne prende la forma, un po’ come l’acqua. Si dice che certi silenzi valgano più di mille parole, e in tanti casi è vero. Il silenzio può essere tutto ciò che vuole: verità e bugia. Ci sono silenzi che sanno raccontare le emozioni molto meglio di quanto non facciano le parole. Altri silenzi hanno un’intensità veramente assordante, tanto da saper ferire più di qualsiasi frase pronunciata con la voce. Tutti viviamo momenti in cui il silenzio è attesa, immaginazione, sogno. Momenti in cui le parole sono fuori luogo. Il silenzio parla: a volte sussurra, a volte grida. Ma non lascia mai indifferenti.

Ecco perchè vorrei chiederti: “possiamo stare per un po’ in silenzio insieme?”.

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Profumo d’estate nell’anima

Ecco, gennaio è proprio il mese in cui comincio a pensare alle vacanze. Non c’è niente da fare. Sarà che è iniziato l’anno nuovo, che l’inverno è ormai una routine abbastanza fiacca, fatto sta che a gennaio la mia mente vola verso l’estate. E non posso dire che lo faccia apposta, né che lo faccia per noia, perché in realtà di cose a cui pensare ne avrei eccome. Ad ogni modo, sento il bisogno di evadere, almeno mentalmente, dal grigiore di queste giornate tutte uguali. Il solo pensiero di una spiaggia bianchissima e un mare cristallino mi fa sentire profumo di frutti tropicali, e in sottofondo riesco a sentire ritmi caraibici, più avvolgenti che mai. La mente si perde, a metà strada tra il sogno e il desiderio. Mi lascio trascinare dall’estate che c’è in me. Onde vanno e vengono, il sole tramonta e si specchia vanitoso nel mare, mostrando tutti i suoi colori più belli. Cala la sera su questo paradiso, e rende tutto più misterioso, ma la luna e le stelle non rinunciano a brillare un po’.  Si dispongono, come in formazione, nel cielo e fanno luce in silenzio, lasciando voce solo alle onde del mare, nel loro continuo viaggio tra il largo e la riva.

“Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Era una domenica grigia

Era una domenica grigia, uno di quei giorni in cui si sta tutto il giorno in pigiama, insieme alla voglia di non fare nulla. Lei guardava fuori dalla finestra. Piccole gocce di pioggia cadevano oblique contro quel vetro. Un ticchettìo incessante. Non sentiva lui da mesi ormai. Le tornavano in mente, uno dopo l’altro, tutti i ricordi più belli. Sì, solo quelli. Voleva ricordarlo così, nei momenti migliori, nei sorrisi che si regalavano e negli sguardi più profondi del mare. Voleva ricordarlo in ogni canzone che li aveva accompagnati, in ogni luogo, in ogni silenzio. Poi, d’un colpo, le tornarono in mente i suoi occhi. Non poteva dimenticarli. Non quelli. Lui era completamente descritto nei suoi occhi. E lei non aveva potuto fare altro che naufragarci dentro. Sola, indifesa, abbandonata a lui. E poi le venne in mente che non avrebbe mai voluto essere salvata, in effetti. E allora le spuntò un sorriso. E nei suoi occhi si specchiò l’arcobaleno.

A volte basta una canzone.

A volte basta una canzone. Basta per farti tornare in mente cose che pensavi di aver dimenticato. Basta per farti scendere una lacrima, forse anche due. E non vuoi fermarle. Loro sono le tue emozioni. Ci sono canzoni che sembrano conoscerti a fondo, dipingono la tua anima con un tocco delicato e preciso. Non puoi farne a meno e non puoi negarlo. Tu sei in quelle canzoni fino all’ultima parola. Magari vorresti appartenere ad un’altra canzone. Ma non avere fretta. Arriverà il giorno in cui cambierai traccia. E allora sorriderai. O forse ti ricorderai di quanto, in fondo, quelle lacrime ti rendessero felice.


C’è una cosa che mi affascina totalmente

C’è una cosa che mi affascina totalmente: la trasformazione. Trasformazione in tutte le sue  forme e manifestazioni, in ogni ambito, su qualsiasi tipo di soggetto.
Talvolta il cambiamento richiede tempo, il processo è lungo e, se si osserva il soggetto giorno dopo giorno, la metamorfosi non è visibile ad occhio nudo. Pensate ad un neonato, così piccolo e indifeso all’inizio della sua vita, che poi cresce piano piano fino a diventare un adulto. Cosa sarà da grande? Nessuno può saperlo all’inizio. Ed è anche questa una parte del fascino della trasformazione: il mistero che aleggia sul risultato. In fondo, però, la trasformazione non ha limiti, è ciclica, continua, infinita. Per chi crede, essa va addirittura oltre la morte.

Ci sono anche trasformazioni rapide, visibili all’istante. Una donna, per esempio. Se ogni giorno si presenta struccata, in tuta, con i capelli raccolti, quando la vedrete con una scollatura, i capelli perfetti e un po’ di trucco, vi sembrerà totalmente diversa.

Da amante dell’architettura, del design e dell’arredamento quale sono, però, quando parlo di trasformazione il mio pensiero corre a tutte le opere di restauro e costruzione di edifici vecchi e nuovi. Le forme, i materiali, la tecnologia e le soluzioni sempre nuove, sempre alla ricerca della funzionalità e del comfort, senza trascurare l’estetica.

Un esempio, a mio parere splendido, di trasformazione è questo attico di 350 mq con vista sull’Empire State Building (NY), che una volta era l’ultimo piano di una fabbrica tessile.

Un’altra testimonianza meravigliosa di trasformazione in ambito architettonico è la Location 10 Watt Milano, in zona Navigli, edificio di 1000 mq in passato appartenuto alla produzione cinematografica Lux Film e successivamente adibito a fabbrica di bulloni. Oggi è una location per eventi.

Ritorno al futuro

Bene, penso che sia arrivato il momento di ricominciare a scrivere.
Non chiedetemi perchè proprio ora, credo sia una questione di ispirazione, o semplicemente il bisogno di creare qualcosa di mio, che mi rappresenti. E quindi eccomi di nuovo, con un nome che dice tutto: “It’s not easy to be me”. Non è per niente facile essere me stessa perchè sono fatta di mille sfumature, come tutti, a cui si è aggiunta l’ultima indelebile nota di colore: Londra, che ora porto nel cuore. Averci vissuto tre mesi ed essere tornata qui, ai confini di una Lombardia alquanto umida, vi assicuro che non è affatto easy.
Ho letto una frase bellissima: “Home is where the heart is”. Ecco, il mio è a Londra.

Mi sembra doveroso, quindi, ricominciare con un omaggio a lei, la città che mi ha preso il cuore.

No need to specify

Door on Portobello Road

Liverpool St. Station

The Gherkin

Play me, I’m yours!

East London

Working area in Bayswater

The amazing Royal Albert Hall

No comment!

Southfields Station (exit for Wimbledon!)

Regent’s Park

The most beautiful Starbucks ever!

Dopo questa breve carrellata di ritratti di Londra, concludo con la frase di Samuel Johnson che più mi rappresenta da un anno a questa parte:

When a man is tired of London, he is tired of life, for there is in London all that life can afford.”

*International version – Back to the future*

Well, I think the time has come to start writing again. Please, don’t ask me why now. I think it’s a matter of inspiration, or simply the need to create something truly mine, that represents me. And so here I am again, with a pretty clear name: “It’s not easy to be me”. It’s not easy at all to be myself as I’m made of a thousand shades, as everyone else. And now I have one more indelible touch of colour: London, that I keep in my heart. I lived there three months and then coming back here wasn’t so easy. I’ve read a wonderful quote: “Home is where the heart is”. Well, mine is in London.

It was therefore natural to start again with a tribute to her, the city that stole my heart.

As Samuel Johnson said:

“When a man is tired of London, he is tired of life, for there is in London all that life can afford.”

M.